27.10.13

La prima settimana ad Abu Dhabi

La prima settimana è passata. 



Siamo arrivati di sera con un caldo tremendo. Ci aspettavano all'uscita dell'aereo con in mano un foglio col nostro nome. Pardon, non era un foglio, ma un galaxy tab. 
Io avrei usato un foglio. 
L'aeroporto di gran lusso, pulitissimo e splendente. Gente delle nazionalità più disparate, ognuno con la sua bandiera più o meno scritta in faccia.
E poi ci sono loro, gli Emiratini. Riconoscibili dai loro abiti, che avrete visto alla tv (ma ve ne parlerò), e che dovrebbero essere intoccabili (a tutti i livelli).
Quello che ho capito è che ero piena di pregiudizi verso questa parte di mondo. 
Pensavo agli arabi in un modo sbagliato e a questo punto devo "apologizzare": sono bigotta evidentemente!

[from visitabudhabi.ae]
Per il momento viviamo in una torre di soli 17 piani e, fortunatamente per me, siamo capitati ad un piano piuttosto basso (il sesto) e non è quella che si puo definire una casa, visto che abbiamo questo piccolo appartamento ma siamo dentro un hotel con tutti i vantaggi che ne derivano (la piscina sul tetto, la palestra, la pulizia della stanza, ecc) ma con l'unico neo che è difficile sentirsi a casa. Però è una cosa provvisoria: da maggio ci trasferiscono tutti sull'isola che stanno costruendo a due passi dalla città, nel nuovo campus. Gia, non ci si crede! 


Qui succedono queste cose difficili da capire: ci sono mondi paralleli che si toccano, s'incrociano eppure non c'è mai un vero contatto. E quando realizzo mi resta un pò l'amaro in bocca. 

Per il resto è tutto molto vivibile e bello: grandi parchi, un lungomare meraviglioso che riesco quasi- QUASI-  a paragonare a quello della mia città, dei grattacieli stupefacenti, dei centri commerciali molto raffinati (ahimè), la gentilezza delle persone e la facilità con cui si vive. 
Si, credo che qui sia estremamente semplice vivere per una famiglia, molto piu che a Roma o Milano, non foss'altro che per la rete di servizi che ti tessono intorno. 

E poi c'è questa sensazione diffusa di poter fare ciò che vuoi, che basti mandare un cv perche qualcuno ti prenda in considerazione, che potresti svoltare l'esistenza con un buon contratto per un bel lavoro che è esattamente sulla linea di quello che hai studiato e di quello che vuoi diventare.
E' una sensazione che in Italia forse non ho mai provato. 

E' un paese estremamente giovane, estremamente ricco, con solo il 10% di popolazione locale e il restante 90% composto da gente che è qui per lavoro, da ogni angolo di mondo.
Non è la Las Vegas d'Oriente come tutti mi dicevano, ma un paese molto raffinato.
La libertà di essere te stesso non è negata, ma ci sono limiti che non si dovrebbero superare, se non altro per questioni di rispetto verso il Paese che ti sta ospitando.
Il caldo non è insopportabile ad Ottobre, ma sospetto che lo diventerà a Maggio.
Gli arabi non rispecchiano affatto lo stereotipo che io avevo in testa: l'occidente è piu vicino di quanto si pensi.

I lati negativi ci sono anche qui, ovviamente. Ma c'è bisogno di tempo per capire cosa mi gira intorno ed una settimana è decisamente poco. 

Per il momento la cosa con cui mi tocca lottare è mettermi in testa il fatto che almeno per un pò questa parte di mondo sarà casa mia. Che i viaggi non saranno di ritorno, ma di andata. 
Che dovrò convivere con questo senso di oppressione nel petto per la mancanza delle persone che amo. E' vero qui c'è il Finn, ma io sono italiana e mi mancano le persone, la mia famiglia. Le cose non sono un problema, le abitudini posso modificarle, il cibo rivoluzionarlo, ma la verità è che le prime notti non dormivo perchè avevo un macigno nel petto. 


Ma poi penso a chi partiva 100 anni fa e non aveva skype, non aveva un cellulare e a volte non sapeva nemmeno scrivere. E penso pure che le distanze si coprono in 6 ore. E che queste sono paranoie da mancanza (che è tanta) perchè è stata una scelta ben ponderata.

Quello che mi ripeto, giorno dopo giorno, è che non voglio tornare alla vita dello scorso anno, non voglio più sentire la frustrazione nella routine quotidiana. Se devo essere stressata e stanca e demoralizzata voglio esserlo per qualcosa di bello, che mi faccia crescere. 
Che il lavoro per la pensione non mi interessa. Ci meritiamo di più, ognuno di noi.

Un bacione da Abu Dhabi  :*

Salam aleikum

10 commenti:

  1. Serena che belle parole e che bel post! Sono davvero molto curiosa di "seguirti" a distanza in questa nuova avventura... e posso capire sia le difficoltà (quanto è vero che si lascia il cuore in Italia... nonostante tutto), ma anche il sentirsi elettrizzati per queste nuove possibilità. Ma dunque il Finn ha trovato lavoro lì? O sei tu? Non mi è ben chiaro! In ogni caso un grande, grandissimo in bocca al lupo a entrambi!!!

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    1. crepi il lupo! è tutto così strano.. sì, tutta colpa del Finn! ;)

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  2. In bocca al lupo per tutto mia cara, ti abbraccio forte :)

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  3. Serena in bocca al lupo!!!!
    Sono certa che la tua vita sarà come la vuoi: volerlo fortemente non basta, ma tu hai già fatto un passo in più.

    E ora siamo, più o meno, vicine di casa :)

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    1. crepi il lupo!!! che bello avere una foodies "vicina di casa".... grazie per le tue belle parole! un abbraccio :)

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  4. Che bello: è molto interessante la tua avventura all'estero, e la seguirò con molto piacere. Ciao!

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  5. Che bello, che bello! Nonostante le difficoltà di adattamento in un paese tanto diverso e l'inevitabile nostalgia di casa, sono elettrizzata per te :)
    Secondo me è una bellissima esperienza e, da quel che scrivi, anche un'opportunità di quelle che difficilmente si possono trovare in Italia, purtroppo.
    E poi... Il lungomare caldo a quasi-novembre è un sogno! ;)

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  6. Anche io sono molto curiosa per il tuo trasferimento in quella parte di mondo. Sono certa che troverai la tua strada :)

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