30.11.11

Creare l'atmosfera natalizia.

Siete già state rapite dall'atmosfera del Natale oppure no? avete già cominciato il conto alla rovescia? state addobbando casa? Io NI! diciamo che ho iniziato il conto alla rovescia per il ponte dell'Immacolata che deve arrivare il più velocemente possibile, ho comprato un alberello piccolo piccolo da Ikea, giusto per entrare nell'ottica.... ma ancora non addobbo! devo aspettare.... e allora oggi, complice la temperatura che si aggira indisturbata intorno allo zero, le bugie de bulbo in fiore sulla mia scrivania e l'attesa per l'acquisto dell'abete nel week end mi sono messa a cercare addobbi natalizi.... di quelli che creano l'atmosfera.
E ho trovato le arance e le spezie... di quelle che solo ad annusarle sei già al 24 dicembre. Trovate! Vi lascio qui il procedimento e spero che una di queste serate, quando alle sei è gia notte, sorseggiando una tazza di tè, comincerete ad adoperarvi per creare in casa vostra l'Atmosfera!
1. ARANCE E CHIODI DI GAROFANO 

 Ve lo devo spiegare? prendete delle belle arance, non troppo mature e aiutandovi con uno spillo create dei forellini nei quali inserirete (come nella foto-che non ricordo dove ho preso) i vostri chiodi di garofano in maniera casuale o formando disegni. Cospargete di cannella (se volete) e mettete in una busta di carta ben chiusa per circa un mese (io faccio venti giorni che il Natale è imminente) e poi tiratele fuori e mettetele in casa, a creare atmosfera.

2. ARANCE ESSICCATE PER POUT POURRI E DECORAZIONI
Potete usare limoni, pompelmi o arance, come in questo caso. Le arance vanno scelte non troppo morbide. Si tagliano fettine sottili circa 4-6 mm e si mettono tra due fogli di carta assorbente per rimuovere parte del succo.Ora i procedimenti sono 2: usare il forno o i termosifoni. Se usate il forno disponete le fette su carta da forno e infornate sulla grigia a circa 100°C per circa 4 ore, finche le fette non siano ben asciutte, ma non bruciate [fate attenzione!]
Se- come me, solidale al clima di crisi universale- userete i termosifoni mettete le fette sul termosifone (su un foglio di carta stagnola) e lasciatele li una decina di giorni girandole una volta al giorno, finche non saranno ben asciutte. E se volete aggiungere un tocco in piu al momento del posizionamento sul calorifero cospargetele con un pizzico di vanillina. Con questa tecnica di riparmio energetico inoltre le arance avranno un colorito piu dorato, e inonderaano gli ambienti di profumo!

3. CANNELLA

29.11.11

Torta cioccolato, panna e nutella.


Della serie "quando ce vò ce vò!" questa è una torta da tenere a mente. Per i momenti di depressione cronica, per i gioni piovosi e per le domeniche d'inverno, quando non usciresti mai di casa. Per un'occasione speciale, per tua sorella che studia sempre, per il fidanzato che adori e che vuoi riempire di dolcezza. Ma anche per i colleghi. Insomma, LA torta golosa per eccellenza. Provarla ed andare in estasi è un tutt'uno. Poi subentrano i sensi di colpa. Dopo due secondi si è gia al secondo pezzo. Non ci sono sensi di colpa che tengano.

Ingredienti
4 uova
200 g zucchero
200 g farina
100 g burro
4 cucchiai di cacao amaro
1 bustina di lievito angelo
1/2 bicchiere di latte

250 ml panna per dolci
1 vasetto di nutella
zucchero a velo

Procedimento. Mescolare bene burro e zucchero, aggiungere i tuorli d'uovo, la farina, il cacao, il lievito, il latte, gli albumi montati a neve. Cuocere a 180°C per 40 minuti circa. Lasciar raffreddare e tagliare a metà. 
Montare la panna aggiungendo un cucchiaio di zucchero a velo. Spalmare il centro della torta la nutella e la panna. Coprire la torta con l'altra metà  e spolverizzare con abbondante zucchero a velo. SUPER ENJOY!

24.11.11

Il giorno del ringraziamento (copio e incollo)

Il pranzo 

La festa è molto sentita dagli statunitensi, i quali la celebrano preparando pranzi elaborati, il cui piatto principale è il classico tacchino, che viene offerto anche ai vicini di casa e alle persone meno fortunate. Solo negli Stati Uniti, più di 40 milioni di tacchini sono consumati durante il weekend festivo ogni anno. (PORELLI!)

I tipi di condimento del tacchino sono:
-Sulla East coast
nelle zone dell'East coast è tradizione riempire il tacchino di ostriche.
-Al sud
nelle cittadine del sud vige invece l'abitudine di condire la carne con la focaccia di granturco, secondo la tradizione del "ciò che si ha, si usa".
-Al nord
nel nord degli Stati Uniti il tacchino viene condito con il wild rice, una tipica specie americana.
Tipica del pranzo del Thanksgiving è anche la salsa di ossicocco (mirtillo palustre o cranberry), fatta con bacche fresche o congelate. Un altro piatto tradizionale di questa festività sono per molti le patate dolci, unite a zucchero, spezie e burro, lo yam, o anche la torta di zucca.

Black Friday

Strettamente collegato al Thanksgiving day è nella tradizione americana il Black Friday, ossia il venerdì successivo, che dà inizio negli USA alla stagione dello shopping natalizio.

Le celebrazioni

Nel giorno del ringraziamento, in tutte le città americane si svolgono parate con carri allegorici e festeggiamenti di ogni tipo e con dei giganteschi pupazzi gonfiati che fanno il giro della città. Il Presidente degli Stati Uniti è solito celebrare il giorno di festa mangiando con i soldati.
Il giorno del ringraziamento viene festeggiato anche nello stato libero associato di Porto Rico.
 
Il Giorno del Ringraziamento è un momento di tradizione e condivisione in cui i membri di una famiglia, anche se vivono molto distanti, si riuniscono in casa di qualche vecchio parente per ringraziare tutti insieme per ciò che possiedono. In questo spirito di condivisione organizzazioni caritatevoli offrono un pasto tradizionale alle persone che ne hanno bisogno, in particolar modo ai senzatetto. Nella maggior parte delle case si mangia lo stesso cibo che, secondo la leggenda, mangiarono i primi coloni, e che è diventato il pasto tradizionale.
Tacchino, mais, patate, zucche e salsa di mirtilli sono diventati i simboli del primo ringraziamento, oggi riportati anche nelle decorazioni per la festa e sui biglietti d'auguri. Il mais, che rappresenta la sopravvivenza dei coloni, e la salsa di mirtilli, serviti nel primo ringraziamento, sono sulle tavole ancora oggi. I mirtilli crescevano e crescono tuttora abbondanti negli stati del Massachussets e del New England e gli indiani, che li usavano anche per trattare infezioni e per tingere tessuti, insegnarono ai coloni come cucinarli con zucchero e acqua per farne una salsa, che oggi si può acquistare già pronta in tutti i supermercati d'America.
Nel 1988 ebbe luogo una celebrazione molto particolare per la Festa del Ringraziamento presso la cattedrale di St. John The Divine (New York), dove durante la notte si radunarono più di quattrocento persone. Fra di loro c'erano nativi americani che rappresentavano le tribù di tutta la nazione e discendenti delle persone i cui antenati erano emigrati nel Nuovo Mondo. La cerimonia fu una pubblica ammissione del ruolo degli indiani nel primo ringraziamento, avvenuto 350 anni prima, senza l'aiuto dei quali i primi coloni non sarebbero potuti sopravvivere in quella terra sconosciuta.
Oggi il Giorno del Ringraziamento è una delle feste più allegre che animano l'America, con parate un po' ovunque, in particolare a New York, dove la gente si riversa in massa a Manhattan per dare il via allo shopping natalizio. In questo periodo a New York ci sono due eventi da non perdere: la tradizionale "Parata del Giorno del Ringraziamento", con clown, bande musicali e star hollywoodiane, che parte dai grandi magazzini Macy's il 24 novembre alle nove del mattino, e l'inaugurazione dell'enorme albero di Natale del Rockfeller Center, la sera del 30 novembre.
Se vi trovate da quelle parti a fine novembre non vi resta che gettarvi nella mischia! Se al contrario siete nella vostra casetta tutta italiana e avete tanta nostalgia degli States vi consiglio un menù a tema con tacchino, salsa di mirtilli, patate e mais. Non sarà come essere in America, ma ve la farà sentire più vicina. 
.La storiella di base è nota più o meno a tutti: nel 1620 i Pilgrim Fathers sbarcarono a Plymouth dopo aver attraversato l'oceano a bordo della celebre Mayflower. Decimati dalla traversata, non abituati al nuovo clima ed incapaci di coltivare qualsiasi cosa in quelle condizioni avverse, si salvarono solo grazie al buon cuore di una tribù di indiani, che insegnò loro come cavarsela nel Nuovo Mondo. Per celebrare il primo raccolto decente, organizzarono quindi un grande pranzo a cui furono invitati anche gli indiani. O, almeno, questo è quello che si dice.
A dire il vero, ci sarebbe qualche mito da sfatare...
  • I coloni del primo Ringraziamento erano chiamati Pilgrim Fathers.
    In realtà, si riferivano a se stessi come Saints (l'autostima è importante!). Inizialmente, gli Americani cominciarono ad usare il termine Pilgrims un po' per tutti i coloni; fu solo agli inizi del XX secolo che il termine divenne un'esclusiva dei coloni che approdarono a Plymouth.
  • Il Ringraziamento era una solenne celebrazione religiosa.
    In realtà, proprio per niente. Era un festival del raccolto della durata di tre giorni, che comprendeva colossali bevute, scommesse, giochi atletici e, occasionalmente, tiro a segno con gli indiani (intesi come target); un modo "amichevole" - secondo i coloni, ovviamente - per fare loro presente che sapevano come difendersi.
  • Il Ringraziamento cadeva a novembre.
    In realtà no, cadeva in un periodo indefinito tra fine settembre e metà ottobre, dopo il raccolto. A novembre, invece, i coloni erano già tornati al lavoro ad occuparsi di questioni invernali.
  • I Pellegrini indossavano dei cappelloni con delle fibbie.
    In realtà, nessuno di loro si vestiva nel modo in cui i dipinti ce li hanno mostrati. I Pellegrini non vestivano di nero, non avevano fibbie né sulle scarpe né sui cappelli e non indossavano cappelli così alti. L'unico motivo per cui i pittori del XIX secolo li hanno raffigurati così è che associavano quel modo di vestire all'idea del passato.
Andando un po' più a fondo, inoltre, c'è da dire che...
  • Un pasto esotico - Il pranzo del Ringraziamento, in origine, non comprendeva la Pumpkin Pie ed era molto differente dal pasto tradizionale che si consuma attualmente in America. Pellegrini e Nativi consumarono invece pollame selvaggio, cervo e cibi esotici come aragoste, anguille, foche e cigni, sicuramente non ripieni!
  • Beviamoci sopra... - Sapete cosa avevano in comune i Puritani a bordo della Mayflower con i tipici frequentatori di confraternite universitarie di oggi? Non di certo il codice di condotta morale, quello proprio no, ma la birra si, quella non la disegnavano neanche i Pellegrini. Era la loro bibita preferita, se la portarono dietro in abbondanza e probabilmente la consumarono anche durante il primo Ringraziamento. Il motivo, ironia a parte, era che trovavano poco sicuro consumare l'acqua del luogo quindi, almeno inizialmente, consumarono ciò che avevano portato "da casa".
  • Scusi? Un tavolo per 140, grazie! - Benché nella maggior parte delle famiglie, in occasione del Ringraziamento, si riuniscono parenti vicini e lontani, la folla che partecipò alla tavolata del Thanksgiving originario resta irripetibile. Sembra che furono circa in 140 a sedersi a quella tavola: 90 indigeni Wampanoag e 50 Pellegrini. Considerando che i festeggiamenti durarono 3 giorni, pensate quanto cibo possono aver consumato...
  • Dove sono le posate? - Come avviene anche in Italia in occasione delle feste, gli Americani amano tirare fuori il "sevizio buono" per il Ringrazaimento. Il Thanksgiving originario, però, non venne di certo consumato con servizi di ceramica e posate d'argento. Né Pellegrini né Nativi avevano forchette, e si dovettero accontentare di coltelli, cucchiai e delle loro mani.
  • Cibo, cibo, cibo - Sembra strano il grande attaccamento al cibo nelle celebrazioni dei nostri giorni, quando in origine questa festa rappresentava tutt'altro. I Pellegrini, essendo Puritani, usavano ringraziare pregando e digiunando. La festa ebbe luogo, infatti, solo quando ricevettero la "benedizione" di un raccolto incredibilmente abbondante.
  • Grazie di esistere! - E' tradizione, prima di consumare il pasto, raccogliersi in preghiera e ringraziare per le cose buone ricevute durante l'anno. I Pellegrini, dal canto loro, avevano di che ringraziare: durante la traversata metà di loro non ce l'aveva fatta; quelli che restavano erano felici di non aver fatto la stessa fine.
  • Popcorn - Una cosa che non manca mai sulla tavola per il Ringraziamento sono i popcorn. La cosa sembrerebbe avere senso, poiché furono i Nativi ad introdurre il mais nella dieta dei Pellegrini. Tuttavia c'è da dire che la varietà che gli indigeni Wampanoag introdussero ai Pellegrini non scoppiava, ma si consumava semplicemente abbrustolita.
  • Che ci faccio coi mirtilli? - Può sembrare strano, ma gli indigeni non consumavano abitualmente i mirtilli come cibo. Li preferivano come tintura e per decorare utensili. Che spreco!
Sappiamo che il tacchino arrosto, ripieno o meno, è il centro di ogni pranzo del Ringraziamento che si rispetti. Questi animali, decimati ogni anno in quantità imbarazzanti per imbandire le tavole di tutta la Nazione, sono allo stesso tempo il simbolo più riconoscibile di questa celebrazione e le vittime designate. Scopriamo qualche retroscena che li riguarda...
  • Quello svampito di Colombo - Come sicuramente sapete, quando Colombo arrivo in America credeva in realtà di trovarsi in India. Ma questa non fu l'unica cantonata che prese: in virtù di quell'errore, scambio anche i tacchini per un particolare tipo di pavoni, essendo questi animali abbondantemente presenti in India, e li chiamò tuka, pavone in indiano.
  • Franklin e l'uccello nazionale - Non tutti furono contenti quando l'aquila calva venne scelta come uccello nazionale degli USA. Fra gli oppositori c'era anche Benjamin Franklin, che sosteneva che l'aquila avesse una bassa caratura morale; al contrario, riteneva che il tacchino fosse un uccello molto più rispettabile, nonché un vero nativo americano.
  • C'è tacchino e tacchino... - Se tra il pollame selvaggio effettivamente consumato durante il Thanksgiving originario c'era effettivamente anche del tacchino, di certo non aveva lo stesso sapore a cui siamo abituati oggi. I tacchini selvaggi hanno infatti carni scure e un sapore più deciso.
  • Pancia mia, fatti capanna! - Secondo uno studio della National Turkey Foundation, gli Americani hanno consumato più di 690 milioni di pound di tacchino solo durante il Ringraziamento del 2007. Per darvi un'idea: è lo stesso peso totale della popolazione di Singapore!
  • Presidente, mi conceda la grazia! - La tradizione vuole che ogni anno il Presidente conceda la grazia ad un tacchino, evitandogli di finire sulla tavola di qualcuno. Nel 2007, in via del tutto eccezionale, ne sono stati graziati due: May e Flower, che non solo non finirono in tavola, ma vennero anche proclamati Alti Ufficiali Onorari della Disney World's Thanksgiving Parade.
  • Nel nome del tacchino - In America amano talmente tanto il tacchino da dare il suo nome a ben tre luoghi sparsi per la nazione: c'è Turkey, in Texas, un'altra Turkey in North Carolina e Turkey Creek in Louisiana.
  • Il tacchino, dove lo metto? - Sapete che le TV dinner - quei vassoietti divisi in piccoli scompartimenti di cibo precotto che si vendono confezionati negli USA, pronti da scaldare al microonde e consumare davanti alla TV - devono la loro esistenza, in parte, al Ringraziamento? Il primo venne prodotto nel 1953, proprio nel periodo di festa, perché Swanson (di C.A. Swanson & Sons), il suo creatore, doveva inventarsi qualcosa per smaltire le 260 tonnellate di tacchini surgelati che erano avanzati dopo il Ringraziamento.
  • Tacchini spaziali - Sapete che i tacchini hanno anche lasciato il pianeta? Il primo pasto sulla Luna fu una cena a base di tacchino arrosto trasportato avvolto in carta stagnola. Il Ringraziamento, inoltre, è stato celebrato numerose volte su navicelle spaziali, compresi il Columbia e il Mir.
  • Storia di un nome - Ci sono due storie all'origine della parola turkey (tacchino): oltre a quella di Colombo, che li aveva scambiati per pavoni e quindi chiamati tuka, c'è firkee, il nome con cui venivano chiamati dai Nativi. Alcuni, però, sostengono che il nome venga dal rumore che fanno i tacchini spaventati, qualcosa tipo "turk turk".
  • Il tacchino ripieno senza ripieno - Sapete che solo il 50% degli Americani, in realtà, mette il ripeno - stuffing - all'interno del tacchino? L'altra metà lo prepara per usarlo come contorno e preferisce arrostire il tacchino al naturale, senza alcun tipo di ripieno.
  • Tacchino gigante - Il tacchino è l'alimento base del pasto del Ringraziamento perché è sufficientemente grande, di solito, da bastare a tutti gli invitati. Spesso lo è anche troppo, però... Il più grande tacchino consumato nel Thanksgiving di cui si ha notizia pesava ben 86 pounds. Sarà stato un problema smaltire gli avanzi!

11.11.11

Cocotte tonno e uova al pepe verde.

 Ultimamente c'è forte bisogno di disintossicazione in me...disintossicazione da un'alimentazione sregolata,da una vita sedentaria, dalle dipendenze troppo accentuate, dagli affetti stritolanti e dalla banalità di ogni giorno. 

Per il momento ho cominciato con l'alimentazione e ho deciso di disintossicarmi dallo zucchero e dall'olio, che io uso (usavo?) in quantità industriali. La prima settimana è andata, a base di ricette light. Tra queste le uova in cocotte col tonno. Non vi aspettate - ovviamente- un sapore tipo lasagna, nemmeno tipo cannelloni, o cose del genere. E' una ricetta che può andare, che Dukan approverebbe (mi sono fatta una cultura) e che si mangia sapendo di non ingrassare. Può bastare? Chissà....diciamo che non mi ha deluso.

Ingredienti (1 persona):
1 uovo
1 scatoletta di tonno al naturale 
(io ho scelto Asdomar)
pepe verde
sale q.b.(poco)


Procedimento. ELEMENTARE. Prendete una cocottina monodose e metteteci dentro il tonno a formare un piccolo nido. Al centro rompete un uovo, salate pochissimo, spolverate con il pepe verde e coprite con la stagnola. Mettete in forno per circa 15-20 minuti, togliete la stagnola e prolungate la cottura se l'uovo vi piace ben cotto. ENJOY!


ps. io ho ustao il tonno Asdomar, con cui ho instaurato una piccola collaborazione, e posto anche la foto della scatoletta perchè è troppo bella, vintage, e chi piu ne ha piu ne metta.

9.11.11

Churros e cioccolata calda.

E' tempo, è tempo....è tempoooooo!!!! rintanati in casa, ormai assuefatti al plaid, presi già dall'idea di come decorare la porta per le prossime feste (e io -la suddetta idea- ce l'ho!)..... ho dimenticato qualcosa? mmm... ma certo! la cioccolata calda! è tempo di prepararsi una calda, fumante, golosa cioccolata calda....

Di solito non vado in negozio a comprarmi la cioccolata. Ammetto, l'ho fatto in passato, ne avevo sempre delle piccole scorte in credenza... ma ultimamente mi fa sentire in colpa la cosa. Però.... la Antonelli mi ha scelto per l'assaggio dei suoi prodotti! è inutile descrivervi l'entusiasmo del Finn alla parola "cioccolata", potete immaginare. Io ho subito accettato, gia sognando di gustare una vellutata cioccolata.
La Antonelli Silio sta per lanciare Cioccoloso nel mondo, con una varietà di gusti  che vi lascerà estasiati... un'anticipazione? amaretto, pistacchio, ginseng, banana... ecc ecc.  Ottenuto dalle migliori miscele di cacao è il piacere dei palati più esigenti, e io ne posso dare piena conferma.

Ecco, a parte il lancio dei suoi fantastici cioccolatosi viene chiesto ai food blogger di abbinare una ricetta a questa magica bevanda. E io ci ho riflettuto e ho escogitato prima una ricetta scontata, che comunque posterò, perchè molto appagante e poi questa qui... cosa sono? chi è stato a Madrid di sicuro lo sa già! sono i Churros, dolcetti fritti spagnoli da mangiare caldi  per le vie di Madrid pucciandoli in  una fumante cioccolata calda. 


Ingredienti:
200 ml acqua
120 g burro
135 g farina
2 uova
100 g zucchero
un pizzico di sale

olio evo, cannella, zucchero

Procedimento. Sul gas, in una pentola, versare l'acqua, far riscaldare e versare lo zucchero. Far sciogliere e unire il burro. Quando questo si sarà sciolto unire la farina e far attenzione che non si formino grumi. Tenere sul fuoco mescolando finchè l'impasto non diventa di una certa consistenza e si forma alla base del tegame una patina bianca. Togliere dal fuoco, far raffreddare. Unire poi le uova una alla volta impastando a mano, fino ad ottenere una pasta morbida.
A questo punto mettete l'impasto ina una sac a poche con becco a stella. Io ho usato la mia nuova sacca della Tescoma che ha i sacchetti usa e getta ed è stato davvero liberatorio, alla fine non dover lavare anche la sacca! Fatto ciò, dicevamo, spremere la sacca facendo dei bastoncini di circa 10 cm che verrano buttati direttamente nell'olio ben caldo (in un pentolino dai bordi alti) e fritti per 2-3 minuti per lato. Tolti dall'olio saranno messi a scolare su carta assorbente e successivamente cosparsi di zucchero e cannella (io l'ultimo passaggio l'ho evitato come potete vedere!). E N J O Y!!!!

3.11.11

Pappardelle al Lardo di Colonnata e Funghi Pioppini



La pasta all'uovo è qualcosa che va oltre la comprensione di un non-Italiano. Vaglielo a spiegare ad un Americano, un Inglese o un Asiatico cos'è la pasta all'uovo! come glielo spieghereste voi? una pasta con una marcia in più? io non so... forse gli direi che la pasta all'uovo sono le mani di mia nonna che la domenica mattina impastano a ritmo di musica. Le galline che stramazzano e ti avvisano che coccoccoccodè.... l'uovo è pronto. Il nonno che monta la macchinetta della pasta al tavolo e poi gira! si, gira gira e gira la manovella, mentre la nonna con le sue mani tende la pasta, la fa passare attentamente tra i rulli e raccoglie spaghetti o tagliatelle tra le mani, arrotolandoli sulla mano come se fossero setose ciocche di capelli, per poi riporli, nel più sacro dei gesti, su un vassoio infarinato.
Ecco... e io lì a guardare per anni, per avere prima l'onore di girare la manovella, e poi quello di toccare la pasta.

Con le pappardelle [prodotte dalla mia mamma in grande quantità] ho dato vita a questa ricetta, che unisce due sapori piuttosto delicati, in un connubio che non fa prevalere nè l'uno nè l'altro, ma li sposa. Davvero una ricetta delicata, da provare.

Pappardelle al lardo di Colonnata e funghi pioppini 
(per 3 persone)
250 g  pappardelle
150 g funghi pioppini
9 fette di Lardo di Colonnata
olio evo, sale, pepe q.b.
Procedimento. Pulite i funghi e lavateli sotto l'acqua corrente. Nel frattempo mettete su l'acqua per la cottura della pasta. In una padella mettete l'olio, un pò di cipolla e dopo due minuti aggiungete i pioppini. Coprite con il coperchio e fate cuocere, salando i funghi a piacimento. A cottura ultimata togliete dal fuoco ed aggiungete il 6 fette di lardo di Colonnata tagliate a striscioline (se ci riuscite!) e coperchiate di nuovo.
Intanto fate cuocere la pasta fresca finchè questa non torna a galleggiare in superficie, a quel punto è pronta.  Allora scolate e unite  al condimento. Amalgamate per bene fuori dal fuoco e impiattate. Su ogni piatto adagiate una fetta di lardo di Colonnata e servite. Enjoy!


Ma come si fanno le pappardelle? O meglio, come si fa la pasta all'uovo?

Impasto base per pappardelle 
(per 3 porzioni più o meno)
3 uova
un pò d'acqua all'occorrenza
un filo d'olio
Procedimento.
1. Formare una fontana di farina e al centro mettere le uova. Sbattere le uova con una forchetta e cominciare ad impastare. Impastare, impastare, impastare e a lungo, finchè l'impasto non diventa liscio. Se vedete che è troppo duro aggiungete piano piano dell'acqua e un filo d'olio. Impastate, impastate, impastate, lavorate per bene la massa e quando è liscio come si deve fermatevi.
2. Tirate le sfoglie. Prendete un pò d'impasto e passatelo nella macchina della pasta, dapprima tra i rulli più larghi e infine in quelli più sottili. Stendete su dei canovacci in un luogo fresco ed asciutto e lasciate asciugare per un'oretta (più o meno).
3. Scegliete il tipo di pasta desiderato e dategli vita. Io ho scelto le pappardelle e perciò non ho avuto bisogno della macchina della pasta, ma ho fatto il tutto a mano, arrotolando su se stessa la sfoglia e tagliandola con il coltello.

Con questa ricetta partecipo- davvero all'ultimo momento- al contest di Natalia, che davvero non volevo perdermi! 

Lo so, lo so... sono sempre la solita ritardataria! :)



2.11.11

Torta noci e mele


 E' giunto il momento di tornare alle care vecchie abitudini invernali. Mentre il mondo si colora di strazianti colori autunnali, noi già ci vediamo rintanati a casa con in mano una tazza di te fumante. E di uscire non vogliamo sentirne ragione. Torna la voglia di andare al cinema e di prepararsi una cioccolata calda. Starsene un pò sotto il plaid con davanti il pc, girovagare tra i vostri blog e mordicchiare una torta. Non una qualsiasi, ma quella giusta. Fatta con le noci che avete raccolto con le vostre manine. 



 TORTA NOCI E MELE
300 g zucchero
100 g burro a temp. ambiente
350 g farina
3 uova
1 limone grattuggiato
1 cucchiaio di amaretto
3 mele taglaite a cubetti
150 g noci sbriciolate
1 bustina lievito

zucchero a velo 

Procedimento.  Sbattere lo zucchero con il burro, unire le uova uno alla volta, il limone grattuggiato e la farina. Aggiungere un cucchiaio di amaretto (che fa tanto autunno secondo me!), le mele a cubetti e le noci sbriciolate grossolanamente con le mani. Amalgamate per bene e infornate a 180°C per circa 35 minuti. Farà fede la prova stuzzicadenti.
Sfornate, fate raffreddare e spolverizzate con zucchero a velo, come ho fatto io, usando uno dei meravigliosi stampini decorativi tescoma.
nb. Questi stampini mi hanno fatto letteralmente impazzire: sono una meraviglia e ve li consiglio per decorare la classica torta da tenere in bella vista o da regalare! Non vedo l'ora di poter utilizzare lo stampino natalizio! :)

Con questa ricetta partecipo al contest di Semplicemente pepe rosa  e Mama Shaby   :

LA TORTA D'AUTUNNO!



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